14 15 La deresponsabilizzazione sistemica – ovvero lo scaricabarile generalizzato – rende il sistema poco reattivo, paralizza l’innovazione e incentiva riflessi di eccessiva precauzione. Ma la crisi della responsabilità non pone soltanto un problema funzionale, ovvero di inefficienza. Il problema profondo di una società in cui nessuno è più responsabile di nulla è che viene a mancare ogni possibilità di giustizia – e più profondamente di senso. Forse siamo davvero tutti determinati, a livello subatomico, nei nostri comportamenti, e a nulla serve cercare di contrastare le nostre inclinazioni spontanee, le forze della natura e le leggi del mercato. Ma in questo caso, privati di ogni libero arbitrio, l’unico ruolo che ci resta è quello di piccoli ingranaggi di una grande macchina diretta verso una direzione sconosciuta. Tanti piccoli Eichmann. Forse dietro ogni capo c’è un altro capo e in alto della piramide non c’è nessun grande capo, come sospettava Fantozzi: nessuno ascolterà i nostri reclami, nessuno risolverà i nostri problemi. Ma se non c’è la funzione, difficilmente potremo rinunciare alla finzione. Ed è per questo che talvolta bisogna prendersi la responsabilità, anche quando non si è responsabile. Non è colpa mia, Ero confuso, Mi hanno costretto, Mi hanno frainteso, Sono vittima delle circostanze: spesso è davvero così. E di sicuro non c’è un singolo colpevole se c’è la crisi, l’inquinamento e la criminalità. Spesso sbagliamo in buona fede, o perché siamo ingannati. Eppure, nelle relazioni personali come nella politica, talvolta l’unica cosa di cui c’è bisogno – un po’ come Batman alla fine di The Dark Knight di Christopher Nolan – è qualcuno che si prenda quella benedetta responsabilità. Se vogliamo risolvere le innumerevoli crisi che toccano la vita umana sul pianeta Terra, a partire dalla crisi climatica, dobbiamo prendere sul serio il Principio Responsabilità. Come sosteneva Hans Jonas, non possiamo più permetterci di dire «Non è colpa mia» quando consumiamo risorse, inquiniamo o sosteniamo sistemi insostenibili, perché il nostro agire ha ripercussioni sistemiche incontrollabili e durature. Si tratta, dunque, di prendersi carico della responsabilità anche quando le colpe non sono chiaramente attribuibili. In un mondo in cui il potere è diffuso e anonimo, in cui spesso nessuno è direttamente responsabile ma tutti siamo coinvolti, il vero atto di coraggio non è trovare un colpevole, ma diventare consapevoli del nostro ruolo e agire comunque, per il bene di chi verrà dopo di noi. Saremo davvero responsabili solo quando potremo dire: «Ho fatto tutto perché non accada».
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