32 33 popolazione dell’epoca, ed è per questo che quelle fogne funzionano perfettamente ancora oggi. Grazie al suo cervello-ghianda. Adoro queste figure – persone come il fondatore di Patagonia, Yvon Chouinard, persone che mettono in azione il loro cervello-ghianda, buoni antenati che pensano: “Proiettiamoci sul lungo termine!”. O anche Jonas Salk, il grande virologo che negli anni Cinquanta sviluppò il primo vaccino contro la poliomielite, che dichiarò: “Non depositerò il brevetto del mio vaccino, perché voglio che sia un dono per le generazioni future”. Fu proprio lui a domandarsi per primo, passando alla storia: “Siamo noi buoni antenati?”. È ciò che vedo anche negli attivisti climatici radicali, dalla svedese Greta Thunberg alla tedesca Luisa Neubauer alla belga Anuna De Wever; queste giovani e straordinarie attiviste, perché si tratta spesso di donne, ci stanno insegnando cosa sia la Responsabilità morale. A livello intergenerazionale. I loro cervelli-ghianda pulsano energia e, in un certo senso, apprensione». Storia Il discorso si mantiene sull’attivismo radicale. «Celebriamo figure come il Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr., che hanno infranto le regole e violato la legge, ma poi buttiamo in prigione i nostri manifestanti per l’ambiente, che in effetti fanno lo stesso. Penso che rivestano un ruolo molto importante da portare avanti nella società e, se prendo le distanze per osservare tutto questo, non sono ottimista riguardo alle prospettive della specie umana. Stiamo procedendo verso il nostro autodistruttivismo ecologico e tecnologico. Eppure, guardando indietro alla nostra storia, credo di intravedere una speranza. Noto che nel tempo sono sorti movimenti, spesso in modo dirompente, per mettere in atto un cambiamento, affrontare le ingiustizie, guidare le società verso nuove direzioni. �uesto mi fa sperare che, come civiltà, possiamo evolverci piuttosto che estinguerci. Ed è questo il punto. Ci riprenderemo o ci distruggeremo? Credo che questi movimenti possano aiutare a riprenderci». Per Roman Krznaric la storia non è tanto un archivio di soluzioni, quanto di modi per affrontare la sorte, di esempi positivi anche al fine del conforto. Il suo libro History for Tomorrow: Inspiration from the Past for the Future of Humanity ne è raccolta. «Una delle ragioni che mi ha spinto a scrivere questo libro è stata la sorpresa, quasi lo shock, che vivevo nel continuare a imbattermi in esempi su come gli esseri umani fossero riusciti a superare crisi e sfide, a costruire città e civiltà; credo infatti che, nell’osservare la storia, tendiamo a soffermarci maggiormente su tutto quello che è andato storto. Colonialismo, schiavitù, fascismo, sono tutti fenomeni con cui dobbiamo certo fare i conti, come cita il famoso aforisma: chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo». «Ma ho preso in considerazione anche periodi in cui le cose andavano bene, e non soltanto quando non funzionavano. Ad esempio, c’è un capitolo che riguarda le migrazioni – tema estremamente vivo in Italia, in Germania, in Gran Bretagna. Le migrazioni, i confini. Viviamo in una cultura in cui pensiamo che lo scontro di civiltà sia inevitabile e la convivenza impossibile, ma basta guardare alla storia per scoprire meravigliosi esempi di persone provenienti da differenti culture che hanno saputo convivere in armonia. Un esempio che mi ha davvero sorpreso e fatto riflettere è stato quello, risalente all’anno 1000, della città spagnola di Cordova, che all’epoca faceva parte del califfato islamico di al-Andalus. �uel periodo, tra il IX e il XII secolo circa, viene anche chiamato Convivencia, coesistenza di musulmani, cristiani ed ebrei a vivere insieme in relativa armonia. Certo, non fu tutto un idillio. C’erano tensioni quotidiane, occasionali esplosioni di violenza, ma in generale potevi assistere a musulmani e cristiani che suonavano insieme, a ebrei e musulmani che giocavano a scacchi, a persone di diverse radici che si fondevano condividendo mercati e hammam. Basti pensare alla storia del famoso poeta ebreo Samuel ha-Nagid, la cui abilità come scriba arabo gli permise di diventare primo ministro dell’emiro musulmano di Granada e persino di guidarne le forze militari. Non siamo qui a parlare di un’utopia, ma del riconoscere che su larga scala ce l’abbiamo fatta a vivere fianco a fianco, e che il passato non sarà un paradigma perfetto per il presente, ma piuttosto un’ispirazione, come dire: “Oddio, ma perché non ne sapevo nulla?”». «Nell’Italia rinascimentale, agli albori della Repubblica fiorentina, si usava un metodo per scegliere i cittadini da designare alle cariche pubbliche: i loro nomi venivano estratti da un cappello. Tale metodo prendeva il nome di cernita – pratica limitata soprattutto agli uomini, ovviamente aristocratici – ma si rifaceva direttamente all’antico modello greco di democrazia, dove la selezione avveniva in maniera del tutto randomica. Credo che questa sia una pratica davvero interessante, da recuperare oggi che la perdita di fiducia nella politica democratica dilaga, ragion per cui la maggioranza è portata a votare per l’estrema destra. La sensazione è che il sistema attuale non sia in grado di offrire alle persone un lavoro sicuro, di affrontare adeguatamente la crisi energetica e abitativa, e così via. In realtà, c’è stato un recente revival di questa idea europea, di matrice greca, nel sorteggiare in modo casuale i cittadini per creare assemblee civiche e discutere di questioni come il cambiamento climatico, o dei rischi derivanti dall’intelligenza artificiale. Assemblee che si compongono di circa cento persone, selezionate a caso, per parlare di determinati argomenti. Lo ritengo uno degli sviluppi più sorprendenti della storia della democrazia, almeno da quando è stato esteso il diritto di voto alle donne, più o meno un secolo fa».
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