Ossigeno #13

30 31 «Pensando all’Italia mi viene appunto in mente la Laudato si’, l’enciclica del Papa che parla di solidarietà intergenerazionale. Si tratta di un notevole cambio di prospettiva del pensiero cattolico, non trovate? Non sarebbe potuto accadere cinquanta, ma anche solo venti, anni fa. �ualcosa sta decisamente cambiando. D’accordo, sono solo parole e magari non si tratta di una rivoluzione, ma il senso di tutto ciò, il senso di questa conversazione, il senso del mio scrivere libri, è che ogni grande mutamento culturale ha bisogno di tante voci. Tante piccole imbarcazioni che navigano verso il futuro. Magari non stiamo facendo tutti la stessa cosa, ma stiamo andando più o meno tutti nella stessa direzione». Carpite diem A cosa serve il latino? A capire Orazio e Robin Williams, a declinare il plurale di carpe diem, perché l’iper-responsabilizzazione deve essere collettiva. «Il capitalismo consumistico e la democrazia rappresentativa non sono più adatti a risolvere i problemi mondiali attuali. Sono paradigmi a troppo breve termine, troppo orientati al profitto. Ci troviamo dunque in un momento di messa in discussione totale, in una miriade di modi; ciò significa che è un momento di umana responsabilizzazione. Un momento che potrebbe evolvere in molte direzioni, ovviamente. Anche impreviste. Cosa ci hanno insegnato gli anni Trenta in Europa? Che il crollo di Wall Street e la Grande Depressione hanno spinto alcuni Paesi verso la socialdemocrazia, altri verso il fascismo, ma ciò che io stesso sto iniziando a capire – in una maniera ancora non perfettamente definita, perché comincio adesso a vederlo meglio – è che questo genere di momenti critici rappresentano anche momenti di iper-responsabilizzazione. Di iper-possibilità. Una iperbolica messa in discussione dei presupposti». «Trenta o quaranta anni fa, la sola idea del mettere in discussione la crescita economica sarebbe stata del tutto inaccettabile. Le persone ti avrebbero dato del pazzo, o del pericolo pubblico [Krznaric torna a riderne, NdR]. E oggi è ancora largamente arduo mettere in discussione la crescita economica; ma, dato il fallimento sistemico, tutto ciò si è trasformato in un’ossessione per la crescita del PIL, che fondamentalmente ci rende sempre più vulnerabili e disuguali di fronte a catastrofi climatiche e nuovi rischi tecnologici. Se solo si cominciasse a prendere seriamente in considerazione l’Economia della Ciambella, ci si renderebbe conto che sono già più di cento le città al mondo che la stanno mettendo in pratica. �uello attuale è un momento che comporta responsabilizzazione, e laddove l’Economia della Ciambella rappresenta una risposta, le assemblee civiche ne rappresentano una ulteriore. Abbiamo bisogno di una serie di rivoluzioni della Responsabilità in molti altri settori – e in particolare in relazione al tech, all’intelligenza artificiale, all’ingegneria genetica, alle biotecnologie. Non molto tempo fa, mi sono avventurato a cercare quante cooperative esistano nel settore del biotech. Cooperative, o anche aziende a proprietà fiduciaria e responsabile [‘stewardowned companies’, l’espressione utilizzata da Krznaric, fa capo alla ‘steward-ownership’, struttura societaria che assicura la governance aziendale a persone responsabili di gestire il profitto non come fine ma come mezzo, NdR] che non siano guidate esclusivamente dagli azionisti o dal capitale di rischio; non ho trovato praticamente nulla. Voglio dire, non mi meraviglia, ma almeno una speravo potesse esserci». «Credo che siano due, i modi fondamentali di pensare alla responsabilizzazione. Uno è quello di concepirla individualmente – cosa posso fare? – ma io sono nettamente più interessato alla responsabilizzazione collettiva, e il mio ultimo libro History for Tomorrow parla di tutte le conquiste che abbiamo raggiunto insieme. Del potere dei movimenti sociali, della campagna per l’indipendenza dell’India, dei movimenti per il suffragio femminile all’inizio del XX secolo e per i diritti civili negli Stati Uniti. Individualmente pensiamo carpe diem, ma collettivamente possiamo pensare carpite diem, cogliamo il momento tutti insieme. �uel perfetto momento di responsabilizzazione collettiva. Prendiamo Orazio e portiamolo nel XXI secolo, l’era più adatta al cambiamento collettivo. Ripensiamo a Orazio. Riadattiamone la filosofia». Da marshmallow a ghianda Esempi e metafore, una di queste è meravigliosamente efficace. Gliene chiediamo atto, Roman Krznaric si ferma un attimo e sorridendo, con le mani ben distanziate, mostra un marshmallow e una ghianda. «Ecco a voi il mio marshmallow e una ghianda. Li tengo sempre pronti. Penso al cervello come se fosse composto da queste due parti. Il cervello-marshmallow, che ragiona a breve termine, è guidato dalla gratificazione istantanea, dalla ricompensa immediata, e prende il nome dal celebre Test del Marshmallow del 1970 in cui i bambini venivano messi di fronte a un marshmallow e, se riuscivano a resistere, venivano ricompensati con due. La maggior parte di loro non resistette e lo mangiò subito. Ma siamo dotati anche di quest’altra parte, il cervello-ghianda, che si concentra sul pensiero a lungo termine, sulla pianificazione e sulla strategia. Si tratta di una parte relativamente recente del cervello. Ha solo due milioni di anni, mentre il cervellomarshmallow ne ha ottanta milioni. Lo condividiamo con i ratti. Di conseguenza, prendendo in esame la storia dell’uomo o mettendola a confronto con quella delle altre specie animali, possiamo rilevare che siamo comunque capaci di pensare a lungo termine, utilizzando il nostro cervello-ghianda». «Uno scimpanzé riesce a pianificare con un po’ di anticipo: prende un ramo, ne elimina le foglie e se ne serve per introdurlo in una tana di termiti o in un formicaio, ma non possiede la lungimiranza di prepararne una dozzina e metterli da parte per la settimana a venire. �uesto è ciò che fanno gli esseri umani, cosa in cui peraltro sono piuttosto bravi. È stato il cervello-ghianda a permetterci di costruire la Grande Muraglia Cinese e gli acquedotti durante l’Impero Romano, di creare la Biblioteca del Futuro, di lanciare una sonda spaziale verso l’asteroide Psiche. Lo leggevo proprio oggi. C’è questa sonda, lanciata lo scorso anno, che si sta dirigendo verso l’asteroide. Ci vorranno sette anni per raggiungerlo. Si trova tra Marte e Giove. Possiamo riuscirci, e la nostra storia è sempre stata costellata da persone dotate di una visione-ghianda». «Nella storia inglese del XIX secolo, ad esempio, comparve nel 1858 un losco figuro che rispondeva al nome di Sir Joseph Bazalgette, di professione ingegnere. All’epoca le fogne non esistevano e i liquami grezzi venivano scaricati direttamente nel Tamigi, con decine di migliaia di morti di colera e di altre malattie del genere, anno dopo anno. Nel 1858 ebbe dunque luogo un episodio, noto come Il Grande Fetore, per cui i miasmi del fiume erano talmente insopportabili che i membri del parlamento non riuscivano neanche a respirare, ragion per cui fu subito approvato un decreto di urgenza per la costruzione della rete fognaria londinese. Fu dunque l’ingegnere Joseph Bazalgette a progettare fogne due volte più grandi del dovuto rispetto alla

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