Ossigeno #13

10 11 Il Principio Responsabilità (da Caino a Batman) Raffaele Alberto Ventura «Non è colpa mia». «Ero confuso». «Mi hanno costretto». «Mi hanno frainteso». «Sono vittima delle circostanze». �uante volte abbiamo cercato una scusa, pur di non prenderci la responsabilità per aver fatto un errore o deluso una persona? Responsabilità significa: essere consapevoli delle proprie azioni e delle loro conseguenze, ma anche assumersi il dovere di risponderne, senza cercare scuse o scaricare colpe su altri. Soprattutto non sugli stagisti, come fanno i cattivi capi. Il primo a fare il furbo era stato Caino, nell’Antico Testamento. Interrogato da Dio dopo l’omicidio di Abele, dapprima tenta di cambiare discorso: «Sono forse io il custode di mio fratello?». In una bellissima poesia di Victor Hugo, Caino fugge nel deserto nel tentativo di eludere la propria coscienza colpevole. Costruisce mura, si nasconde nei luoghi più remoti. Alla fine si rifugia in una caverna profonda, convinto di essere finalmente al sicuro; ma anche lì, nell’oscurità più totale, l’occhio di Dio continua a fissarlo. La crisi della responsabilità Il poeta vuole dirci che non si scampa alla responsabilità. Caino sapeva benissimo che scagliando quella pietra sulla testa del fratello ne avrebbe provocato la morte. Ma è ancora così oggi? In fondo è difficile sentirsi pienamente responsabili in un mondo interamente deterministico, dove tutto ha una causa precisa sul piano fisico, sociale e psicologico. Lo sapevano bene i ragazzi di West Side Story, che al poliziotto che li vuole arrestare spiegano cantando: «È colpa della nostra educazione, siamo figli di tossiche e ubriaconi, per forza siamo teppisti!¹». Processato da un tribunale contemporaneo, anche Caino potrebbe godere di qualche circostanza attenuante: stato emotivo, seminfermità mentale, pressione esterna o condizionamenti culturali… Possiamo immaginare l’arringa della difesa: «Essendo il primo figlio della storia dell’umanità, l’imputato ha vissuto in un ambiente familiare difficile, con una competizione fraterna esasperata e una figura paterna distante, Adamo, il che potrebbe costituire una spiegazione psicologica della sua azione». Al determinismo si aggiunge poi la complessità. Ogni cosa ha cause e conseguenze, ma noi – al contrario di Caino con la sua pietra – non le conosciamo necessariamente. Talvolta tra la causa e la conseguenza ci sono degli inconoscibili meccanismi di amplificazione, potenziati dalle nuove tecnologie. Chi è responsabile del suicidio di Tiziana Cantone, il cui video di revenge porn è stato visualizzato da milioni di persone? Chi è responsabile del suicidio di Giovanna Pedretti, la ristoratrice accusata – come fosse un crimine gravissimo – di avere falsificato una recensione su Tripadvisor? Tutti e nessuno, come nella serie Netflix TH1RTEEN R3ASONS WHY, che indaga sulla stratificazione delle responsabilità che possono spingere qualcuno a darsi la morte: i sociologi parlano di effetto composto o effetto perverso di una grande quantità di singole azioni. La modernità è appunto un dissolvente della responsabilità. Di chi è la colpa se l’economia è in declino? Di chi è la colpa per l’inquinamento e per la criminalità? E soprattutto, di chi è la colpa se il pianeta muore consumato dai nostri consumi? A sentire i rappresentanti politici, loro non c’entrano mai niente. La colpa è dei governi precedenti, dell’opposizione, della congiuntura, dei complotti… Nessuno è disposto a prendersi la responsabilità. Certo, la democrazia moderna si fonda sul principio secondo cui chi detiene il potere dovrebbe essere in grado di rispondere delle proprie azioni di fronte ai cittadini – gli anglosassoni parlano di accountability. E tuttavia, nella pratica, la possibilità di valutare il loro loro operato si dissolve di fronte all’intreccio opaco di soggetti, enti, commissioni, uffici e subappaltatori di cui è fatto il moderno esercizio del potere. Difficile, in questo contesto, sperare che si riesca a fare qualcosa per salvare il pianeta dalla crisi climatica. Il filosofo Hans Jonas aveva spiegato fin dal 1979 che la chiave della soluzione al problema ecologico stava nel Principio Responsabilità: anche in questo caso, si tratta di riconoscere che la causalità è diffusa, e che le azioni minuscole di ciascuno hanno un impatto composto. ¹It's just our bringin' upke / That gets us out of hand. / Our mothers all are junkies, / Our fathers all are drunks. / Golly Moses, natcherly we're punks!

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