Ossigeno #13

80 81 I limiti del volontarismo nell’Economia della Condivisione William Charles Che cos’è l’Economia della Condivisione, e perché è emersa nel momento storico in cui l’abbiamo vista affermarsi? Molti dei suoi partecipanti l’hanno descritta come una risposta a una sorta di vuoto spirituale. Fin dalle sue prime manifestazioni, risuonavano eco di bisogni familiari e profondi: connessione umana, autenticità, sostenibilità, reciprocità. Tuttavia, questa assenza non era riconducibile unicamente alla sfera della psicologia individuale, bensì rifletteva trasformazioni strutturali profonde della vita economica e sociale, che avevano lasciato gli individui isolati, economicamente precari e disancorati da istituzioni collettive dotate di senso. La crisi finanziaria globale del 2008 ha segnato una vera e propria cesura nel periodo neoliberista, avviatosi alla fine degli anni Settanta e intensificatosi negli anni Ottanta e Novanta, fino a raggiungere il suo apice nei primi anni Duemila. In gran parte del mondo industrializzato, questa fase è stata caratterizzata da deregulation, privatizzazioni, arretramento del welfare e progressivo indebolimento delle tutele del lavoro. In Italia, le riforme neoliberiste sono giunte in modo più graduale e disomogeneo rispetto ai paesi anglosassoni, ma i loro effetti sono stati altrettanto incisivi. Dalle liberalizzazioni degli anni Novanta alle politiche di austerità seguite alla crisi del debito sovrano del 2011-2012, i governi succedutisi hanno ridotto il raggio d’azione dello Stato Sociale, allentato le protezioni del lavoro e privatizzato i servizi pubblici. I salari reali sono andati incontro alla stagnazione, la disoccupazione giovanile è impennata e si sono diffuse forme di lavoro precario come i contratti a termine e il lavoro autonomo frammentato delle partite IVA. �uando il sistema finanziario è collassato nel 2008, molte famiglie in tutto il mondo si trovavano già in una condizione di forte pressione economica. La crisi ha aggravato l’insicurezza occupazionale, soprattutto tra le generazioni più giovani, e ha accelerato i tagli alla spesa pubblica. Le persone hanno così cercato nuovi modi per generare reddito e gestire l’indebitamento. Affittare stanze libere su Airbnb, diventare autisti per piattaforme come Uber o i suoi equivalenti locali, vendere manufatti online sono diventate strategie sempre più diffuse per integrare salari al palo. Per alcuni si trattava di entrate occasionali; per altri, di risorse essenziali per la sopravvivenza del loro nucleo familiare. Parallelamente alla crisi economica, si è incistata la crisi delle istituzioni. Durante il periodo neoliberista gli Stati si sono progressivamente sottratti alla fornitura di servizi di welfare, hanno deregolamentato i mercati e privatizzato i servizi. Anche le organizzazioni della società civile si sono indebolite. Robert Putnam ha descritto emblematicamente questa traiettoria in Bowling Alone, documentando il declino della partecipazione civica alle associazioni volontaristiche nel corso della tarda modernità. L’adesione ai sindacati si è sgretolata, i gruppi di quartiere si sono rarefatti, l'appartenenza a organizzazioni religiose o comunitarie si è volatilizzata. I singoli sono diventati sempre più atomizzati, individualizzati, socialmente sradicati. �uesti sviluppi rinviano a preoccupazioni classiche della sociologia. Émile Durkheim ha elaborato il concetto di anomia per descrivere una condizione in cui gli individui non risultano più integrati o adeguatamente regolati dalla società. I legami sociali forniscono stabilità e sicurezza ontologica, elementi essenziali tanto per il benessere individuale quanto per la vita collettiva. Ferdinand Tönnies ha distinto tra Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società): la prima riferita a relazioni stabili e immediate tipiche degli assetti tradizionali, come i villaggi; la seconda alle relazioni impersonali, burocratiche e astratte proprie della modernità. Tönnies espresse una visione pessimistica, considerando l’alienazione come conseguenza ineluttabile della modernizzazione. Sociologi posteriori hanno preso le distanze dalla nostalgica idealizzazione della vita rurale, ma hanno riconosciuto che il desiderio di legami sociali significativi persiste anche in società sempre più complesse e mediate. Un bisogno che ha spesso trovato sfogo in forme culturali che simulano, o replicano su scala ridotta, relazioni stabili e cooperative che la vita sociale moderna tende a corrodere. Negli Stati Uniti istituzioni come chiese, associazioni di quartiere, club civici, tornei di bowling hanno storicamente offerto spazi in cui rigenerare legami comunitari. Con il loro declino nel tardo Novecento, sono emerse nuove modalità per rispondere a bisogni antichi. Videogiochi come Animal Crossing e Stardew Valley hanno riscosso successo anche perché offrono microcosmi fittizi imperniati sulla reciprocità, sul lavoro collettivo e su legami sociali predeterminati. �ueste comunità virtuali non sostituiscono quelle reali, ma il loro appeal segnala la persistenza di un desiderio di ambienti condivisi e dotati di senso. Impulsi simili emergono nei momenti di crisi: dopo le calamità naturali, le comunità spesso attivano reti di mutuo soccorso e squadre di sostegno di prossimità, come avvenuto dopo l’uragano Katrina o nei primi mesi della pandemia da COVID-19, quando reti informali fornivano cibo, assistenza e beni di prima necessità nelle città di tutto il paese. L’Economia della Condivisione va dunque pensata all’interno di questo duplice quadro di insicurezza economica ed erosione dei legami sociali. Essa è emersa al tempo stesso come strategia materiale per far fronte alla precarietà, e come progetto morale-culturale volto a ricucire legami sociali in una società atomizzata. I partecipanti cercavano connessioni autentiche e un senso di comunità attraverso nuove forme di scambio, spesso mediate dalla tecnologia. Tuttavia, come rilevavano in modi diversi Durkheim e Tönnies, tali bisogni non sono infondati, ma derivano da mutamenti strutturali delle istituzioni. Se non si va alla radice del problema riprogettando tali strutture, l’Economia della Condivisione rischia di ridursi a un palliativo, capace di offrire sollievo temporaneo senza modificare le condizioni che ne hanno determinato la necessità.

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