In definitiva, l'Economia della Condivisione è nata in risposta a trasformazioni strutturali della vita economica e sociale. Stagnazione e deficit hanno spinto i singoli a cercare entrate alternative; lo svuotamento delle istituzioni sociali ha alimentato il desiderio di legami autentici, in eco alle preoccupazioni della sociologia classica sull’erosione dell’integrazione e della normatività nella modernità. Gli individui sono ricorsi alla condivisione per appagare bisogni materiali e recuperare forme di solidarietà percepite come perdute. La prima ondata di iniziative di Sharing Economy ha dunque rivelato la forza e, al contempo, i limiti del volontarismo. Ha messo in luce il desiderio intramontabile di Gemeinschaft in un mondo dominato dalla Gesellschaft e quanto facilmente lo si possa mercificare o dissipare, in assenza di un adeguato sostegno istituzionale. Le piattaforme for-profit sono cresciute rapidamente marcando però le disuguaglianze, mentre i progetti non-profit faticano in mancanza di infrastrutture di supporto. Atti volontari e appelli alla morale non sono in grado di abbattere, da soli, gli ostacoli strutturali. Per funzionare, l’Economia della Condivisione deve connettere le intuizioni sociologiche a strategie politiche e tecnologiche. Il desiderio di comunità deve tradursi in costrutto istituzionale, non in esperimenti volatili. Ciò implica lo sviluppo di reti federate di iniziative, capaci di unire risorse, coordinare attività e rappresentare interessi collettivi. Così come i sindacati e le cooperative si sono federati per acquisire potere nella società industriale, le iniziative di condivisione devono sapersi dotare di forme organizzative idonee alla persistenza e alla contrattazione collettiva nell’era digitale. Se usati consapevolmente, gli strumenti tecnologici possono sostenere questo slancio. Le piattaforme P2P e le infrastrutture open-source possono consentire una governance democratica su larga scala, ma i governi locali e nazionali sono chiamati a modellare il contesto, perché le tecnologie possono contribuire a costruire ecosistemi di condivisione interconnessi, ma non possono sostituire la politica. �uadri di governance e istituzioni restano essenziali. Le crisi che hanno dato origine all’Economia della Condivisione non sono affatto scomparse – semmai, si sono intensificate. Tuttavia esse possono anche generare opportunità. �uando le strutture esistenti vacillano, si apre lo spazio per costruire nuove forme di organizzazione economica e sociale. La sfida consiste nell’evitare di riesumare logiche volontaristiche depoliticizzate e nel connettere, invece, la sociologia con la politica e la tecnologia. Solo così l’Economia della Condivisione potrà progredire da una nebulosa frammentata di esperimenti morali e tattiche di sopravvivenza, a un progetto strategico di ricostruzione sociale; da una finta Gemeinschaft alla reale costruzione di comunità, incastonate all’interno di strutture istituzionali rigenerate. E solo così l’Economia della Condivisione potrà affrontare sia i sintomi del vuoto che le sue cause strutturali, contribuendo a gettare le fondamenta per le nuove architetture democratiche, sostenibili e solidali del XXI secolo. 86 87
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