Disegno divino e mano dell’uomo. Conversazione con Nicola Mari
Il cambiamento climatico tratteggiato con gli occhi e le linee dei fumettisti. Insieme a Nicola Mari, Ossigeno inaugura un
di Stefano Santangelo
Per chi ha fatto del fumetto una passione o il proprio culto domestico, è un nome noto, quello di un Maestro. Per tutti gli altri, dovrebbe esserlo nondimeno: Nicola Mari, pilastro della Sergio Bonelli Editore, è la mano che ha il potere di trasformare una tavola bianca nell’universo di Dylan Dog, darle tridimensionalità e poi precipitarla nell’incubo.
Dall’esordio a soli vent’anni con i fumetti erotici della Edifumetto passa alla casa editrice Acme prima di essere assoldato tra i ranghi della Bonelli, dove gli vengono affidate le storie del neonato fumetto fantascientifico Nathan Never, del quale realizza alcuni dei migliori albi. Poi è la volta di Dylan Dog. Un destino prevedibile per colui che oggi è considerato il Maestro del fumetto gotico italiano, e che nutre per questa serie un amore totalizzante. Il battesimo del fuoco con l’investigatore di Craven Road avviene con il testo del gigante Tiziano Sclavi, creatore della serie. Da allora, Mari lavora incessantemente per restituire alla realtà il suo mistero – che è poi la missione stessa di quest’arte, quella che genera la partecipazione del lettore.
Il tratto raffinato e pulito, ma allo stesso tempo ricco di intensità di un autore colto, con un approccio olistico allo scibile e una passione per la filosofia, in particolare quella greca. Tutti elementi che sedimentano sul fondo del suo stile, e ne costituiscono una base solida.
Nicola, comincerei chiedendoti di introdurci a questa che è una forma d’arte ma anche di comunicazione, alle sue caratteristiche e alla sua evoluzione. Come è nata e come è cambiata q uesta disciplina, nella tecnica e nel fare presa sulla società, e qual è il suo pubblico?
Il termine “fumetto” nasce nel 1895, quando il disegnatore americano Richard F. Outcault ebbe l’idea di inserire i dialoghi dei personaggi all’interno di una nuvoletta di fumo, da cui il termine. Ma le origini del fumetto in senso più ampio si potrebbero, addirittura, far risalire alle pitture rupestri preistoriche o, proseguendo per ampi balzi temporali, ai pittogrammi dei geroglifici, in cui il linguaggio era affidato alle immagini. Arrivando fino al Medioevo, in cui la vita dei santi era spesso narrata da illustrazioni in sequenza tra loro, o dalle parole dipinte con l’oro che uscivano dalle loro bocche, nelle rappresentazioni sacre delle cattedrali gotiche. La narrazione affidata al fumetto prosegue nella prima metà dell’Ottocento con i romanzi “disegnati” del ginevrino Rodolphe Töpffer, per poi innestarsi nei fumetti di Winsor McCay e del pittore Lyonel Feininger, agli albori del ventesimo secolo – quando il fumetto, insieme al cinema, diventa un fenomeno di massa in costante evoluzione e in grado di generare diversi approcci e diversi modi di definirsi, dai comics supereroistici americani, alle strips, alla bande dessinée francese, ai romanzi a fumetti (le graphic novels), al fumetto underground, e così via.
A questa eterogeneità, tipica del fumetto, corrisponde un pubblico altrettanto eterogeneo. Una ricchezza semantica del fumetto, dunque, in grado di colmare la distanza che separa i diversi linguaggi che, nel loro insieme, partecipano all’organizzazione dell’immaginario collettivo, al modo attraverso cui una società legge se stessa. Il fumetto, dunque, è molto più presente nelle nostre esistenze di quanto non si creda, forse a confermare che nulla è più ignoto del noto.
Che valore può avere oggi il fumetto, nel mondo della comunicazione? Che aggregazione ha al suo intorno, e quale elemento differenziante e unico può vantare, rispetto ad altre forme di arte?
Il fumetto è un organismo complesso, raffinata sintesi di diversi linguaggi che, in questa singolare combinazione, trova il proprio specifico.
Il valore che il fumetto può avere nella comunicazione è probabilmente in relazione alla propria capacità di comunicare con tutti gli ambiti che lo compongono; motivo per cui il lettore di comics è molto spesso anche l’appassionato di cinema, di letteratura e di tutti gli ambiti che nutrono il fumetto e che, a sua volta, sono alimentati dal fumetto.
A proposito di linguaggi, soprattutto applicati a temi attuali e globali come può essere il cambiamento climatico, quanta forza ritieni possa avere una lingua universale come il fumetto?
In estrema sintesi, l’umanità è passata da una concezione della natura intesa come dimora, a una concezione della natura intesa esclusivamente come fondo per lo sfruttamento illimitato. L’umanità che ci ha preceduto, per garantire la propria sopravvivenza, sfruttava l’ambiente nella misura in cui lo preservava, e quindi al passaggio dell’aratro la terra germinava e diventava più florida, così come le acque del mare si ricomponevano al passaggio della nave. Nel nostro tempo, invece, la sensazione è che la logica della crescita infinita non contempli la possibilità del limite, varcato il quale, già Platone ci avvertiva, bisogna temere per il proprio destino.
In che misura un linguaggio universale come il fumetto possa intervenire in processi così profondi e complessi, è difficile prevederlo e forse anche ipotizzarlo. Sono però convinto che un linguaggio come il fumetto possa senz’altro esprimere e veicolare ciò che Immanuel Kant definiva idea regolativa, ossia una visione ideale a cui tendere che, pur non realizzandosi, possa tuttavia ridestare la capacità critica e mitigare gli effetti nefasti di un sistema.
La mia citazione del cambiamento climatico non era casuale. Le linee che Nicola Mari ha tracciato per Ossigeno #09, con il suo The face of another, hanno superato il confine della singola pagina e seguono ora una traiettoria precisa, che andrà a incontrare quella di altri artisti nel prossimo futuro. Vorremmo farci alleata l’idea regolativa, nella speranza che riesca a mitigare gli effetti del grande nemico del ventunesimo secolo, anche grazie a Nicola Mari e agli artisti che, attraverso la sua curatela, ci porterà nei prossimi numeri e su queste pagine.
