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OSSIGENO

Valore (e plusvalore) del senso di responsabilità in economia

“Tra Borges e la metropolitana di Londra, tra design comportamentale e metriche alternative (BES, HDI, ESG): la responsabilità economica si fa bussola nell’incertezza. Luciano Canova traccia un’economia del significato, dove il PIL non basta e il pensiero critico diventa motore del cambiamento.
Cura il tuo giardino, diceva Voltaire: oggi è un atto di responsabilità.”

di Luciano Canova

Argomenti

«Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss’altro che per dare l’esempio». I versi di Jacques Prévert, con uno scanzonato lirismo, pongono l’accento su un risultato piuttosto chiaro della ricerca sociale: il contesto in cui prendiamo le nostre decisioni è un elemento fondamentale nell’architettura delle stesse. Per questo un buon policy maker deve disegnare (si parla proprio di design comportamentale) interventi e normative che permettano ai rapporti tra economia e società di svilupparsi in sinergia. I consumatori con le loro scelte, le imprese come nodo nevralgico del sistema: in un contesto di responsabilità sociale, l’economia prospera.

Vero è che bisogna pure stare attenti a che le parole non diventino mode e, in tempi di grande turbolenza come quelli attuali, spetta appunto agli economisti definire cosa significhi essere un consumatore o un’azienda responsabili. E proporre indicatori adeguati per una metrica della felicità. In economia, ottimismo e responsabilità introducono una prospettiva diversa: il successo economico non si esaurisce nell’accumulazione di ricchezza, ma si riflette nella capacità di una comunità di garantire prosperità e benessere diffuso, basandosi su parametri che vanno oltre il semplice output economico. Il PIL è un indicatore essenziale ma limitato e, ormai, anche la contabilità nazionale ha digerito l’evoluzione. Sebbene quantifichi produzione e consumi, esso trascura fattori critici quali l’impatto ambientale, la distribuzione della ricchezza e la stabilità occupazionale. Il paradigma delle capacità sviluppato da Martha Nussbaum suggerisce un approccio più ampio, incentrato su aspetti quali l’accesso all’istruzione, la salute pubblica e l’inclusione sociale come indicatori di progresso autentico. Un sistema economico responsabile non si limita alla generazione di reddito, ma investe nelle condizioni che permettono agli individui di condurre una vita dignitosa e piena di significato.

Diventa perciò cruciale il ruolo della responsabilità come forza trainante dello sviluppo economico. Questa prospettiva sposta il focus dal breve al lungo periodo, privilegiando strategie che mirano a un benessere sostenibile piuttosto che a rendimenti immediati. Tuttavia, ciò solleva una domanda fondamentale: è possibile misurare il senso di responsabilità nell’economia? Per rispondere a tale quesito, occorre considerare metriche alternative che tengano conto della sostenibilità 46 ambientale, della giustizia sociale e della redistribuzione delle opportunità. In questo contesto, sono stati sviluppati in Italia da Istat, per esempio, l’Indice di Benessere Equo e Sostenibile (BES), che integra parametri relativi alla qualità della vita, alla salute e all’impatto ecologico, offrendo un quadro più articolato delle condizioni economiche di un Paese. Approcci come quello dell’Indice di Sviluppo Umano (HDI), del World Happiness Report dell’ONU e dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) forniscono anche a livello globale misure più ampie del progresso.

Tuttavia, l’introduzione di queste metriche non è sempre accolta favorevolmente. Andrew Winston per la Harvard Business Review ha evidenziato, in Why Business Leaders Must Resist the Anti-ESG Movement, come negli ultimi anni si sia sviluppata una retorica ostile nei confronti degli investimenti sostenibili. Alcuni critici li considerano, infatti, una distrazione dai profitti o una moda passeggera. Tuttavia, i dati mostrano che le aziende con forti politiche ESG hanno anche una maggiore resilienza economica e una capacità superiore di adattarsi alle crisi globali. Oltre a ciò, la responsabilità economica non si limita all’adozione di politiche sostenibili, ma riguarda anche la capacità di prevedere e mitigare gli effetti delle scelte aziendali sul lungo periodo. Le imprese più lungimiranti proteggono non solo la loro reputazione, ma generano anche valore aggiunto per tutti gli stakeholder, promuovendo una crescita più equa e sostenibile.

Ma essere un’azienda responsabile comporta dei costi? In una certa misura sì. Le imprese che adottano modelli di business sostenibili spesso devono affrontare investimenti iniziali più elevati. Ad esempio, la riduzione delle emissioni di CO2, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la governance trasparente possono ridurre i margini di profitto nel breve periodo. Tuttavia, nel lungo termine la responsabilità si traduce in un vantaggio competitivo. Le imprese sostenibili riducono il rischio di danni reputazionali, attraggono talenti di valore e fidelizzano la clientela. Inoltre, l’adozione di modelli di business responsabili può creare nuove opportunità di mercato e rafforzare la competitività su scala globale.

Anche a livello organizzativo, poi, il ruolo del CEO sta evolvendo. Sebbene i dirigenti abbiano ancora enormi poteri e guadagni straordinari (la mediana è di 13 milioni di dollari l’anno), il loro compito è diventato più complesso. Storicamente, il controllo del capitale fisico è stato il principale strumento di gestione, ma oggi più del 60% del valore delle aziende S&P 500 è legato a beni intangibili come R&D, dati e marchi, rendendo il rapporto tra investimenti e risultati meno prevedibile. Inoltre, i confini aziendali sono più sfumati: milioni di lavoratori sono esterni ma critici per il business, e la digitalizzazione ha ridotto l’autorità diretta del CEO.

Contemporaneamente, la pressione sociale e politica sta ridefinendo la missione aziendale, con richieste di maggiore attenzione a dipendenti e sostenibilità. Tuttavia, molte di queste promesse sono difficili da mantenere senza sacrificare profitti o efficienza. Per essere efficaci oggi, i CEO devono saper gestire il capitale intangibile, coordinare dati e risorse con agilità e concentrarsi sugli interessi a lungo termine dell’azienda, evitando derive ideologiche e distrazioni mediatiche. L’elezione di Trump in America sembra avere avviato un’onda di ritorno dell’economia tradizionale, ma è davvero presto per considerare la bandiera della responsabilità sociale ammainata.

In un contesto così volatile, la capacità di pensiero critico diventa una competenza chiave per navigare l’incertezza e prendere decisioni informate. Per l’American Economic Association, Siegfried e Colander hanno messo in evidenza proprio l’importanza del pensiero critico nell’analisi economica. Questa competenza si articola in due livelli: il little-think, che riguarda l’uso di strumenti consolidati della disciplina, e il big-think, che implica la capacità di mettere in discussione modelli e assunti preesistenti. In un contesto in cui la responsabilità economica richiede scelte coraggiose, il pensiero critico si configura come uno strumento essenziale per affrontare la complessità del mercato e anticipare le sue evoluzioni. A volte il ricorso al lirismo può sembrare una scorciatoia, ma Dylan Thomas scriveva in una celebre poesia del 1947: Do Not Go Gentle into That Good Night. E questi versi sono un inno alla responsabilità che invita a non cedere di fronte all’inevitabile.

L’incertezza è una costante nelle scienze sociali e nell’economia. Un esperimento pubblicato su PNAS nel 2022 ha dimostrato come lo stesso dataset possa portare a conclusioni opposte: su 73 team di ricerca, il 50% non ha raggiunto un consenso, mentre il restante si è diviso equamente tra chi sosteneva una tesi e chi la sua esatta negazione. Solo il 5% della variabilità dei risultati era spiegata dalle metodologie adottate, mentre il 95% derivava da un universo nascosto di incertezza. Di fronte a questa complessità, la responsabilità economica diventa un’ancora. Non può essere ridotta a un semplice errore statistico o a una variabile marginale nei modelli economici. Né si può cedere al fatalismo di chi rinuncia a influenzare la realtà. L’incertezza va accettata, ma anche governata con pensiero critico.

Nella biologia evoluzionistica, il dibattito tra contingenza e convergenza aiuta a leggere anche i fenomeni economici. La convergenza suggerisce che ogni evento segue un destino inevitabile, mentre la contingenza spiega l’evoluzione come un insieme di micro-eventi in continua trasformazione, spesso imprevedibili. L’economia segue dinamiche simili: un imprenditore responsabile sa che il mercato non è perfettamente controllabile, così come non è possibile prevedere con certezza l’impatto di ogni decisione. Accettare questa complessità non significa rinunciare all’azione, ma agire con maggiore consapevolezza.

Il concetto di path dependency, illustrato da Borges nel Giardino dei sentieri che si biforcano, mostra come le scelte passate influenzino il futuro, limitando le opzioni disponibili. In economia, questo si traduce nella distinzione tra sistemi basati su legami forti e legami deboli:

Nei contesti a legami forti, il successo dipende da pochi elementi chiave. Una squadra di calcio con un campione straordinario può vincere grazie al suo talento, anche se gli altri giocatori sono mediocri.

Nei sistemi a legami deboli, invece, il risultato dipende dall’elemento più fragile. Nella gara di canottaggio otto con timoniere, basta un vogatore fuori sincrono per rallentare l’intero equipaggio.

La sostenibilità economica si muove su questa sottile linea di equilibrio: non può basarsi solo su pochi fattori di eccellenza, ma deve garantire solidità diffusa. E come garantire questo equilibrio? Un interessante studio sulla metropolitana di Londra dimostra il valore dell’adattamento e della sperimentazione continua. Durante uno sciopero del 2014, i pendolari furono costretti a modificare le proprie abitudini. Il risultato? Il 5% delle persone trovò percorsi alternativi più efficienti, che mantenne anche dopo la fine della protesta.

Questo esempio suggerisce che molte scelte economiche sono il frutto di routine sub-ottimali. La sperimentazione attiva – anche se forzata – può generare cambiamenti positivi, sia per i singoli sia per le aziende. Lo abbiamo vissuto negli anni di Covid, con la digitalizzazione forzata che ha portato all’accelerazione di processi prima considerati quasi impossibili da raggiungere. Un’impresa responsabile tiene la barra dritta navigando il mare dell’incertezza, attenta alla dimensione del meaning, il significato e senso ultimo di ciò che si fa.

Con un’accezione simile, la responsabilità sociale non è solo una strategia, ma un esercizio di umiltà. Non significa abbandonare la razionalità economica, ma riconoscere i limiti del controllo assoluto e accogliere l’incertezza come parte del processo decisionale. È la vita dentro cui prendiamo ogni giorno e in ogni momento le nostre decisioni più o meno consapevoli, portandoci alla domanda: come affrontare un futuro incerto in un’azienda socialmente responsabile? Brian Klaas, professore di Global Politics alla University College London, argomenta nel suo Fluke: Chance, Chaos and Why Everything We Do Matters come proprio l’incertezza sia connaturata alla vita e come l’interazione tra miliardi di Sapiens sia il classico esempio di dinamica caotica, in cui piccole variazioni in una parte qualsiasi del sistema sono in grado di generare conseguenze impreviste e non lineari in una parte molto distante dello stesso.

Senza evocare l’abusatissimo effetto farfalla, torna utile la metafora perfetta del Candido di Voltaire: «Cura il tuo giardino». In un contesto globale di cigni neri, shock imprevedibili, scenari disruptive, il principio di responsabilità diventa il pollice verde delle decisioni felici. Quanto più le conseguenze macro di una singola decisione sembrano lontane e inafferrabili, tanto più la consapevolezza e la chiarezza di strategia e visione diventano il sentiero complesso da imboccare all’insegna di un principio di speranza operativa.

 

Bibliografia
Canova L., Economia dell’ottimismo, Il Saggiatore, 2025
Colander D. e Siegfried J., What Does Critical Thinking Mean in Teaching Economics: The Big and the Little of It, American Economic Association, 2021
Klaas B., Fluke: Chance, Chaos and Why Everything We Do Matters, John Murray Press, 2024
Nussbaum M., Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Edizioni Il Mulino, 2014
Winston A., Why Business Leaders Must Resist the Anti-ESG Movement, Harvard Business Review, 2023

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