INTRODUZIONE
L’ELEFANTE INCATENATO
DA UN RACCONTO DI JORGE BUCAY
Quando ero piccolo mio nonno mi portava sempre al Circo, e dopo lo spettacolo visitavamo anche lo zoo, per vedere gli animali del circo a pochi metri di distanza.
Quello che mi impressionava più di tutti era proprio l’elefante: così immenso per gli occhi di un bambino.
Ma c’era una cosa che non capivo. Dopo lo spettacolo, trovavo l’elefante legato con una grossa catena di ferro a un ridicolo bastone piantato a terra.
Un elefante può sradicare un intero albero, eppure se ne stava lì: una catena legata a una gamba, e a un misero bastone. Perché non lo strappava dal suolo per scappare via?
Anche mio nonno non sapeva darmi una risposta.
Ho scoperto la risposta solo da adulto.
L’elefante non scappa perché è stato legato a quel bastone fin da quando era appena nato.
Proviamo a immaginare per un secondo il cucciolo di elefante legato a quel bastone: è alto solo un metro, tira, spinge, prova a sradicarlo dal suolo, ma è troppo piccolo e non ce la può fare.
Per settimane cerca di liberarsi, finché un giorno si arrende: accetta l’impotenza e si rassegna al suo destino.
Anni dopo, l’elefante è diventato adulto: pesa 6 tonnellate, ma non ha mai più messo alla prova la sua forza sulla catena e sul bastone.
Perché ormai è convinto di non potersi liberare.