148 149 italiano: il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe in assoluto. È proprio così. �uando assumo delle persone, non le assumo per essere condiscendenti. Voglio essere messo alla prova. Sia che detengano ruoli di responsabilità, che in qualsiasi altro ruolo. Voglio che le persone abbiano loro idee, e se pensano che io stia facendo qualcosa di sbagliato desidero che mi si oppongano; e questo richiede coraggio. Dipende sempre dalla cultura all’interno della tua organizzazione, ma credo che se non la si imposta in questo modo e non si viene messi alla prova diventa tutto molto pericoloso, e le cose possono andare davvero male. Sente la responsabilità di usare adeguatamente il suo potere (ad esempio, facendo in modo che un bene possa essere accessibile a tutti)? Sì, la sento. La realtà è che è molto difficile fornire cibo di buona qualità, coltivato nel modo giusto, nel rispetto delle persone e dell'ambiente, e renderlo anche accessibile. Soprattutto nel Regno Unito, il cibo è molto economico. In genere gli si destina l'8% del PIL – credo che la percentuale sia più alta in Italia, come di sicuro lo è in Francia. In ogni caso qui il cibo è a buon mercato, quindi è tutto molto difficile. I prezzi vengono abbattuti dai supermercati, detentori di tutto il potere commerciale. Loro sono molto grandi, gli agricoltori molto piccoli. Prezzi abbattuti e standard di produzione abbattuti, con conseguenze tragiche tanto per la natura quanto per la comunità agricola. Cambiare le cose è realmente difficile, perché produrre sostenibilmente cibo costa di più, di certo nel breve termine – ma non nell'arco di cento, o cinquanta, o anche solo di venti anni. Prendendosi cura del suolo, alla fine i coltivatori avranno aziende agricole migliori e saranno in condizione di poter produrre cibo migliore. Ma è un processo a lungo termine, e la maggior parte delle persone non può permettersi questo tipo di lusso. In questo numero di Ossigeno ospitiamo una conversazione con Roman Krznaric sul futuro, e sulla sua teoria del buon antenato. Sente di essere un buon antenato per le generazioni future? Sì, in effetti sì. Mi sento piuttosto orgoglioso di ciò che ho fatto. Voglio dire, per quanto imperfetto, per quanto possano esserci questioni aperte, penso comunque che siamo stati in grado di dare il buon esempio, un esempio alternativo. E non mi riferisco solo alle credenziali ambientali ottenute, che ritengo buone, ma sono soprattutto orgoglioso di aver sfidato l'assunto che l'unico valore che ci guida nella vita sia l'avidità. Sono fermamente convinto che sì, tutti siamo tendenzialmente avidi, e tutti abbiamo bisogni primari da soddisfare, ma... come esseri umani, siamo molto di più. E credo che nel corso della mia vita, nell'era del dominio del modello neoliberista in cui il mercato sembra essere la soluzione a tutto, e anche solo avere un punto di vista morale è percepito come immorale, lasciare che il mercato dilaghi è profondamente offensivo per quanto sia diventato quasi una religione, di certo una filosofia politica. Lo trovo davvero avvilente per noi come esseri umani. E per quanto la maggior parte di noi possa non crederci, ci è stato comunque detto che non c'è alternativa. Ciò di cui sono particolarmente orgoglioso, allora, è che penso di aver dimostrato che un’alternativa, invece, c’è – anche attraverso il mio comportamento personale, preservandomi dall’accumulare sempre più denaro. Voglio dire, sono diventato un uomo molto ricco e ho più soldi di quanti ne abbia mai ragionevolmente usati, e mi impegno a trovare il modo di liberarmene prima di morire, ma ho gusti molto umili. Non ho una Ferrari. Ho un pick-up molto vecchio. Ho diverse tavole da surf e una piccola barca, costruita con un amico, mentre vedo gente con enormi barche a motore. A me proprio non interessa. Ammetto che al suo posto comprerei una Ferrari, o almeno una Harley, ma torniamo a Riverford: qual è stato il problema principale nel convertire l’azienda agricola da tradizionale a biologica? E quale la sfida più impegnativa del vostro percorso aziendale? Il problema principale è stato quello di mantenere una buona fertilità del suolo senza ricorrere a fertilizzanti chimici. Oggi abbiamo trovato il modo, producendo molto compost e usandone altrettanto nella fattoria, ma mi ci è voluta una vita. Per anni ci siamo avvalsi solo dell'apporto delle mucche. Il controllo dei parassiti e delle patologie è un’altra sfida importante, così come il controllo delle erbe infestanti. Ma per tutte queste cose, credo che la sfida più impegnativa sia stata quella con la mia ignoranza. Avevo molto da imparare e nessuno che mi insegnasse, perché non c'erano molti altri agricoltori biologici. Ma, mi corregga se sbaglio, ho letto che lei ha studiato Scienze Agrarie a Oxford. I suoi studi universitari non l'hanno supportata? No, assolutamente no. Sono andato a Oxford e ho studiato l’agricoltura, e sono stato abbastanza fortunato da avere nel mio corso di laurea molta ecologia. Credo che capire dove ci si trovi all'interno dell'ecosistema sia stato un buon inizio per il mio apprendimento, assieme a una buona dose di studio di scienza del suolo. Ma soprattutto si insegnava come ottenere la massima resa da una mucca e la migliore risposta dai fertilizzanti. Credo che ancora oggi ci sia un po' di ecologia e di agroecologia nei corsi, ma si parla soprattutto di come usare gli input nel modo più efficace per ottenere maggiori rese. �uesto è ciò che ci è stato insegnato. E per quanto riguarda frutta e verdura, qual è stata la sfida più grande a Riverford? Ricordo che i primi anni eravamo un'azienda lattiero-casearia, e questo tipo di aziende prevedono la presenza di tanta erba, in mezzo alla quale si infestano molte erbacce perenni. Imparare a tenerle sotto controllo senza eccessivi interventi è stata una bella sfida, perché ogni volta che si coltiva il terreno lo si danneggia, rimettendoci probabilmente in fertilità. Forse è stata questa la sfida più impegnativa, nel corso degli anni. �uanto tempo fa Riverford è divenuta al 100% di proprietà dello staff, e quanto è cresciuta? Non possiedo più Riverford, ho venduto le mie ultime azioni due anni fa. Oggi si estende per più o meno 1.000 ettari. Non moltissimi. Ma la maggior parte delle verdure vendute da Riverford proviene dagli agricoltori. Lavoriamo a stretto contatto con loro, pur non possedendone la terra. Li aiutiamo a migliorare tecnicamente e poi ne commercializziamo tutti i prodotti, anche la carne di manzo e di agnello, uova e polli. Ricorda come e quando la sua idea è divenuta dominante? Beh, ci sono voluti molti anni. Credo che all’inizio la crescita sia stata del 50%, poi probabilmente è scesa al 30%, e ora penso si attesti al 10% – quindi, una crescita costante. A volte mi guardo indietro e sicuramente, per gran parte del tempo, mi è sembrato tutto troppo veloce, di conseguenza molto stressante. Credo che la crescita più rapida sia avvenuta tra il 2000 e il 2007, ed è stato allora che Riverford si è espansa molto e molto rapidamente, direi quasi fuori controllo. Ripensandoci, non credo stessimo facendo le cose per bene, non credo ci occupassimo per bene del nostro staff, c'erano continuamente problemi. Penso che ora potremmo fare tutto molto meglio – e negli ultimi dieci anni, in cui siamo cresciuti più lentamente, per molti versi per noi è andata effettivamente meglio. Non avevo le capacità per gestire
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